Critica di: Gabriella Niero
IL SEGNO LIBERO DEL CUORE
Fra intensi cromatismi, scelti fra tonalità calde e fredde, e morbide geometrie evidenziate dalla pennellata sinuosa, prendono vita gli spazi informali di Leonardo Cimolin che, con un temperamento energico ed istintivo indaga entro gli spazi interiori per rivelare le forze vitali che regolano la sua esistenza e soprattutto i riflessi di un rapporto deciso e passionale con la realtà.
Infatti, l’autore, segue le proprie variazioni umorali che mediante il colore scivolano sulle superficie fino a creare suggestive forme spaziali.
Tutto si trasforma in concetto dinamico, in una poetica compositiva che trasfigura le pulsioni e gli stati d’animo più reconditi.
Le dimensioni pittoriche toccano in questo modo il profondo dell’anima per trasfigurare emozioni e sensazioni rapprese nell’uso di colori ritmati nelle più diverse sfumature – con predilezione per il nero, il rosso e il bianco - stesi in tocchi lievi insieme a segni incisivi o impronte digitali – memorie di una presenza – che irrompono liberamente sulla superficie per dar vita a rilievi screziati, a forme centripete, a intrecci materici anche realizzati a collage, uniti in dimensioni informali ricche di sottili evocazioni simboliche.
Il pittore raggiunge in questo modo una grafia posta tra le finezze intellettuali del percorso astratto, dato dall’automazione della pennellata, e l’impatto del colore che, a seconda del momento creativo, si addensa in macchie e strutture compatte oppure si dilata libero nello spazio per concretizzarsi in un linguaggio che defluisce verso un senso sotteso di attrazione e di mistero.
Gradatamente si dipanano momenti laceranti, fratture, spazi ancestrali che rivelano una profonda analisi intimista.